La legge di delegazione europea 2019-2020 prevede principi e criteri direttivi per il recepimento della direttiva in materia di whistleblowing

NEWS, 04/05/2021

Il 23 aprile 2021 è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale la legge 22 aprile 2021, n. 53 (cd. legge di delegazione europea). Tale legge si compone di 29 articoli, che recano disposizioni di delega per il recepimento di numerose direttive europee e per l’adeguamento della normativa domestica ad alcuni regolamenti UE.
Tra le misure di recepimento, si segnala in questa sede quella della direttiva in materia di whistleblowing, che impone agli Stati membri dell’Unione la predisposizione di canali per la segnalazione di illeciti sul luogo di lavoro da parte del dipendente pubblico o privato. Più in particolare, l’art. 23 della legge di delegazione europea reca Principi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva (UE) 2019/1937, riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell'Unione, di cui si riporta il testo:
“1. Nell'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva (UE) 2019/1937 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2019, il Governo osserva, oltre ai principi e criteri direttivi generali di cui all'articolo 32 della legge n. 234 del 2012, anche i seguenti principi e criteri direttivi specifici:
a) modificare, in conformità alla disciplina della direttiva (UE) 2019/1937, la normativa vigente in materia di tutela degli autori di segnalazioni delle violazioni di cui all'articolo 2 della citata direttiva di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito di un contesto lavorativo pubblico o privato e dei soggetti indicati dall'articolo 4, paragrafo 4, della stessa direttiva;
b) curare il coordinamento con le disposizioni vigenti, assicurando un alto grado di protezione e tutela dei soggetti di cui alla lettera a), operando le necessarie abrogazioni e adottando le opportune disposizioni transitorie;
c) esercitare l'opzione di cui all'articolo 25, paragrafo 1, della direttiva (UE) 2019/1937, che consente l'introduzione o il mantenimento delle disposizioni più favorevoli ai diritti delle persone segnalanti e di quelle indicate dalla direttiva, al fine di assicurare comunque il massimo livello di protezione e tutela dei medesimi soggetti”.
Il Governo dovrà quindi conformare l’ordinamento italiano al contenuto della direttiva (UE) 2019/1937. Tra gli interventi necessari, si segnala che si dovrà anzitutto svincolare la diciplina del whistleblowing dalla predisposizione di modelli organizzativi ex d.lgs. 231/2001.
Attualmente, infatti, nel settore privato i canali di segnalazione degli illeciti sui luoghi di lavoro vengono presi in considerazione solamente dall’art. 6, co. 2-bis d.lgs. 231/2001, secondo il quale i modelli 231 contengono uno o più canali che consentano segnalazioni circostanziate di condotte illecite rilevanti ai sensi del decreto stesso.
Orbene, come anticipato, il legislatore dovrà intervenire per imporre l’adozione di tali canali a prescindere dalla predisposizione del citato modello di compliance in tutte le aziende con un numero di dipendenti superiore alle 50 unità.

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