TU CHIAMALI, SE VUOI, PROTOCOLLI

NOTIZIE DAL BLOG, 06/07/2020
A cura di: Avv. Lucia Giulivi

È stato divulgato, in maniera del tutto ufficiosa, sul finire del mese di giugno il disegno di legge del Decreto Semplificazioni 2020.

La lettura del disegno di legge consente di individuare quattro macro aree riportate in altrettanti titoli:

  • semplificazioni in materia di contratti pubblici ed edilizia;
  • semplificazioni procedimentali e responsabilità;
  • misure di semplificazione per il sostegno e la diffusione dell’amministrazione digitale;
  • semplificazioni in materia di attività di impresa, ambiente e green economy.

L’art. 3 del Decreto Semplificazioni, salvo diversi e successivi stravolgimenti, ad oggi contiene i protocolli di legalità stabilendo che “Fino al 31 luglio 2021, si prevede l’applicabilità della procedura d’urgenza per il rilascio della certificazione antimafia, con specifico riferimento alla consultazione della banca dati di cui all’articolo 96 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, con revoca del beneficio o dell’agevolazione attribuita al privato nel caso in cui la documentazione successivamente pervenuta accerti la sussistenza di una delle cause interdittive ai sensi della disciplina antimafia.

Si introduce, quindi, all’interno della legislazione antimafia, al fine di adottare mirate cautele volte a sventare il rischio di possibili infiltrazioni e condizionamenti della criminalità organizzata nel circuito dell’economia legale e, quindi, di rafforzare i presidi di legalità, l’istituto dei protocolli di legalità, delimitandone il contenuto e l’ambito di applicazione”.

L’articolo in parola rimanda al concetto di procedura di urgenza per il rilascio della attestazione della certificazione antimafia necessaria per il rilascio di benefici o agevolazioni ai privati.

Con riguardo alla procedura di urgenza, l’articolo in parola richiama la consultazione della Banca Dati Nazionale Unica così come disciplinata dal DPCM 193 del 2014 che ne consente la consultazione esclusivamente a determinati soggetti di cui agli artt. 14 ss. del suddetto Decreto.

Mediante tale procedura quindi la stazione appaltante erogante provvede in autonomia ad effettuare le verifiche mediante la citata BDNU apprendendo dalla stessa le dovute certificazioni.

Dalla consultazione della stessa quindi sarà possibile estrarre la documentazione antimafia dalla Prefettura che provvede al rilascio della stessa (comunicazione e informazione1 antimafia di cui all'art. 84 co. 2,3 del D.lgs. 159/2011) con la quale viene accertata l’assenza di cause di decadenza, di sospensione o di divieto - previste nell’art. 67 del medesimo decreto, emesse nei confronti dei soggetti che intendono instaurare rapporti con la pubblica amministrazione - o di un tentativo di infiltrazione mafiosa di cui all'articolo 84, comma 4 nei confronti dei medesimi soggetti.

L’onere di consultazione della Banca Dati Nazionale Unica è posto quindi in capo alla Pubblica Amministrazione e non sull’istante il quale potrà rilasciare una autocertificazione all’ente erogante e, laddove la stessa risultasse mendace a seguito del controllo compiuto dalla PA, allora quest’ultima potrà disporre la revoca del beneficio o dell’agevolazione concessa.

Dunque? Tutto cambia affinchè nulla cambi dato che già prima che venisse disposto l’obbligo sostanziale di dotarsi di White list (in capo all’operatore economico) era la stazione appaltante a fare le verifiche delle autocertificazioni rese dai privati.

Il problema è che vuoi per carenza di organico, mancanza di competenze, semplice prassi o costume sociale la PA non aveva mai tempo di verificare la veridicità delle dichiarazioni rese fino a che non venivano scoperchiati enormi vasi di pandora da parte della DIA. Coincidenze? non credo proprio.


1 informazione antimafia che è richiesta per appalti, concessioni contributi ed elargizioni) e comunicazione antimafia richiesta invece per il rilascio delle autorizzazioni.