LA SANIFICAZIONE CON L’OZONO È UN’ARMA A DOPPIO TAGLIO CONTRO IL COVID-19?

NOTIZIE DAL BLOG, 19/05/2020
A cura di: Dott.ssa Letizia Zavatti

La diffusione della pandemia da Covid-19 ci ha resi tutti più vulnerabili e soprattutto impotenti di fronte ad un nemico invisibile e per questo estremamente difficile da combattere. 

Una battaglia contro i mulini a vento, come ha detto qualcuno tentando di disegnare il profilo di un avversario apparentemente invincibile perché sfuggente, indomabile, onnipresente.

Vi è però chi non si è perso d’animo e – per rimanere nella metafora letteraria – si è liberato dei panni del saggio e sognatore Don Chisciotte per vestire quelli, ben più realisti, del buon Sancho Panza, suo leale scudiero, per tentare di trovare soluzioni concrete per contenere il Covid-19 ed entrare nella c.d. Fase 2 in totale sicurezza.

Ecco che allora, con l’approssimarsi della riapertura delle attività e in virtù degli obblighi di sanificazione imposti dal Governo, grande interesse ha suscitato il trattamento di sanificazione con ozono.

L’ozonizzazione quale tecnica di eliminazione del virus negli ambienti è risultata infatti particolarmente apprezzata in ragione della sua scarsa invasività e della rapidità del trattamento (30-45 minuti).

Resta però da capire se – al di là del suo grande successo mediatico -  tale trattamento possa essere ritenuto conforme alla normativa italiana in materia di sanificazione contenuta nel DM 274/1997 e, per l’effetto, possa efficacemente essere utilizzato ai fini della sanificazione degli ambienti di lavoro contro il Covid-19 prescritti dal DPCM 26 aprile 2020.

Al tal fine, risulta dunque innanzitutto necessario chiarire, cosa significa sanificazione e, in secondo luogo, in cosa consiste il trattamento di ozonizzazione.

Ebbene, il Decreto richiamato definisce sanificazione “quelle attività che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o di disinfezione e/o di disinfestazione ovvero mediante il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione ovvero per quanto riguarda l’illuminazione e il rumore”. 

Pertanto, possiamo dire che la sanificazione costituisce un procedimento complesso che consente di rendere sano un ambiente, rimuovendo polvere e sporcizia e distruggendo microrganismi patogeni o piccoli animati infettivi o molesti.

Le attività in questione, oltre che manualmente, possono essere svolte anche con specifici macchinari, la cui capacità sanificante è certificata dalla registrazione come Presidio Medico-chirurgico dei prodotti disinfettanti e igienizzati utilizzati.

Detto questo, cerchiamo ora di comprendere in cosa consista la sanificazione con ozono. 

Ebbene l’ozono è un gas altamente instabile e con notevoli capacità ossidative che, grazie al suo alto potere ossidante, dovrebbe essere in grado di svolgere una funzione battericida e virucida e, pertanto, potrebbe essere utilizzato per disinfettare e igienizzare gli ambienti. 

Questo trattamento prevede la produzione del gas all’interno dei locali che necessitano di sanificazione mediante generatori che sfruttano l’elettricità. 

Più precisamente, un flusso di gas (aria secca oppure ossigeno) viene fatto attraversare da una scarica elettrica ad alta tensione generata da un dielettrico in ceramica o vetro. 

Chiariti gli aspetti tecnici della procedura, occorre però rilevare che per quanto riguarda i macchinari utilizzati per l’ozonizzazione – diversamente da quanto accade per i prodotti autorizzati come Presidi Medico Chirurgici – non vi è alcun ente che ad oggi abbia certificato l’efficacia sanificante prodotta dall’emissione di ozono. 

Se è vero, infatti, che in passato, il Ministero della Sanità1 aveva riconosciuto l’utilizzo dell’ozono nel trattamento dell’aria e dell’acqua, come presidio naturale per la sterilizzazione di ambienti contaminati da batterie e virus, è altrettanto vero che tale documento si occupava dell’utilizzo dell’ozonizzazione solo in campo alimentare.

Analogo discorso può farsi con riferimento al parere del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare del 17 ottobre 2010, nel quale viene ribadita l’utilità dell’ozono come agente disinfettante e disinfestante nel trattamento dell’aria e dell’acqua2.

Quanto poi alla normativa emergenziale in materia di sanificazione, essa non contiene alcun riferimento al trattamento di ozonizzazione. 

Infatti, la Circolare del Ministero della Salute n. 5443/2020, a cui il DPCM del 26 aprile 2020 fa richiamo nell’indicare le misure di contrasto al Covid-19, indica tra le modalità di sanificazione esclusivamente il trattamento con l’etanolo (alcol etilico), il perossido di idrogeno (acqua ossigenata) e l’ipoclorito di sodio (candeggina, varechina).

A ben vedere, i soli riferimenti all’ozonizzazione che possono essere ricavati dai provvedimenti del Ministero della Salute e del Ministero dell’Interno, ne sconfessano l’efficacia come trattamento di sanificazione volto ad impedire la diffusione del virus.

Infatti, il Ministero dell’Interno3, solo pochi giorni fa, ha evidenziato l’assenza di evidenze, nella letteratura scientifica, circa l'efficacia del trattamento con ozono quale presidio utilizzabile per prevenire la diffusione dell'infezione Sars-COV-2 e ha chiarito che, di conseguenza, i dispositivi di disinfezione mediante ozono, al momento non sono da ritenersi efficaci ai fini della sanificazione dei veicoli nella contingente emergenza Covid-19.

Ad oggi sembrerebbe, dunque, che l’ozonizzazione non possa essere considerata un’arma valida per contrastare quel nemico invisibile e onnipresente che prende il nome di Covid-19. 

Nemico che però, per quanto ci renda vulnerabili, non può rappresentare uno scoglio insormontabile di fronte al quale arrendersi ma, semmai, uno stimolo a continuare lottare per cercare soluzioni sempre più efficaci!


1 Ministero della Sanità, con Protocollo del 31 Luglio 1996 n°24482.

2Parere sul trattamento con ozono dell’aria”, Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare del 17 ottobre 2010.

3 Ministero dell’Interno, Nota del 7 aprile 2020.