I RIFIUTI SANITARI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

NOTIZIE DAL BLOG, 17/03/2020
A cura di: Avv. Daniele Carissimi

Siamo entrati nella 4 settimana da COVID-19 e con l’emergenza sanitaria crescono anche i rifiuti sanitari.

Una crescita stimata del 20%, che è destinata a aumentare, se solo si pensa ai presidi di sicurezza e alle opere di sanificazione che ogni giorno vengono messi in campo per combattere questo virus, che oramai è entrato a far parte delle nostre vite.

I Dispositivi di sicurezza individuale (i famosi DPI), come le mascherine, i camici, i guanti e gli occhiali sono monouso e dopo il loro utilizzo devono essere gettati, le strutture sanitarie devono essere costantemente sanificate e igienizzate e i prodotti e gli stracci utilizzati devono poi essere ugualmente smaltiti.

Questo perché, il COVID-19, persiste sugli oggetti e sulle superfici con cui viene a contatto è quindi fondamentale procedere a una loro corretta gestione, se si vuole evitare il contagio.

Studi recenti dimostrano una persistenza sulle superfici e sugli oggetti che varia a seconda del materiale in considerazione: 1 giorno per il cartone; 2 giorni per l’acciaio e 3 giorni per la plastica.

Ecco dunque che quello che appare come un aspetto secondario (la gestione dei rifiuti), diventa di fatto essenziale per fermare il diffondersi del virus.

Le indicazioni che in tal senso ci provengono dal Governo sono poche e di fatto si limitano a prescrivere di “smaltire i rifiuti come materiale infetto di categoria B (UN32991)”.

Ma questo cosa significa?

Significa innanzitutto che i DPI monouso vanno classificati, per espresso provvedimento dell’Autorità, come rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo.

Da discutere se tale classificazione valga anche per gli stracci utilizzati per sanificare. Secondo un’interpretazione prudenziale verrebbe da rispondere di si, almeno per quanto riguarda la sanificazione dei reparti o degli ambienti nei quali sono degenti pazienti affetti da coronavirus.

I flaconi utilizzati per pulire seguiranno invece le regole previste per la gestione dei rifiuti speciali.

In mancanza di ulteriori disposizioni derogatorie, varranno quindi per i rifiuti sanitari le previsioni di cui al DPR 254/2003, che regola appunto la “gestione dei rifiuti sanitari”.

E così, solo per citare alcune regole, i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo:

  • potranno essere sottoposti a procedimento di sterilizzazione, accedendo così a una successiva gestione semplificata;
  • dovranno essere raccolti e trasportati in appositi imballaggi;
  • il loro deposito dovrà essere effettuato in condizioni tali da non causare rischi per la salute e potrà avere una durata massima di cinque giorni dal momento della chiusura del contenitore;
  • dovranno essere smaltiti mediante termodistruzione.

Il rischio?

Il collasso dell’intero sistema.

Gli impianti che gestiscono i rifiuti sanitari, infatti, non solo devono essere autorizzati a gestire questa specifica tipologia di rifiuti, ma anche la loro quantità.

Con ciò a dire che vi è il serio rischio che gli impianti in essere non siano più in grandi di ricevere le quantità oggi prodotte, che si sono moltiplicate, perché autorizzati a ingressare quantitativi minori.

Altro rischio: la carenza di personale e di mezzi, tarati su quantità minori e situazioni “non emergenziali”.

Per questo è fondamentale che il Governo, come per “l’emergenza terremoto”, vari da un lato norme derogatorie in grado di far fronte alla gestione rifiuti sanitari (quantitativi in ingresso, modalità di trasporto e di deposito etc) e dall’altro supporti le aziende che – con il moltiplicarsi dei rifiuti – si vedono lievitare anche i costi di gestione dei rifiuti.

L’emergenza rifiuti non va sottovalutata. Prendiamo provvedimenti seri e facciamolo adesso.