Sulla base del D.Lgs. 231/2001, le aziende e gli enti in genere possono essere chiamati a rispondere in sede penale per taluni reati commessi nel proprio interesse o vantaggio dai propri amministratori o dipendenti. Con l’espressione “la 231” si fa, pertanto, riferimento al quadro normativo che disciplina la responsabilità diretta delle aziende e degli enti in genere, in aggiunta alle responsabilità civili e penali delle quali deve già rispondere il rappresentante legale degli stessi.
L’Ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse e a suo vantaggio:
L’elenco dei reati che possono originare la responsabilità delle aziende e degli enti in forza del D.Lgs. 231/2001 è in continuo aggiornamento ed ampliamento.
Attualmente, oltre ai reati di natura colposa (omicidio e lesioni gravi o gravissime) connessi alla tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, la generalità dei reati è di tipo doloso e copre potenzialmente tutte le aree di attività dell’impresa:
Catalogo dei reati presupposto
Il 16 agosto 2011 è entrato in vigore il d.lgs. 121/2011 che ha recepito la direttiva 99/2008/CE sulla tutela penale dell’ambiente. Il presente decreto integra il catalogo dei reati presupposto sulla base dei quali scatta la responsabilità amministrativa della società.
Per consultare il catalogo dei reati ambientali clicca qui
Le sanzioni a cui l’azienda o ente in genere potrebbe andare incontro sono particolarmente pesanti e applicabili anche in via cautelare:
Le condizioni, al ricorrere delle quali non si ritiene responsabile l’Ente, cambiano a seconda che il reato sia stato commesso da un soggetto in posizione apicale o piuttosto da un soggetto sottoposto a direzione e vigilanza.
Esenzione per reati commessi da soggetti in posizione apicale
Se il reato è stato commesso da persone in posizione apicale l’Ente non risponde se:
Esenzione per reati commessi da soggetti sottoposti a direzione e vigilanza
Se il reato è stato commesso da persone soggette ad altrui direzione, l’Ente è responsabile se il reato è stato reso possibile per carenza di direzione e vigilanza.
Il Modello di organizzazione, gestione e controllo è il sistema, interno all’azienda o all’ente in genere, che mira a impedire o contrastare la commissione dei reati sanzionati dalla 231 da parte degli amministratori o dipendenti.
Il Modello si articola in diverse componenti: alcune sono caratteristiche della 231 (Organismo di Vigilanza, identificazione e valutazione delle attività sensibili in quanto a rischio-reato, codifica degli obblighi informativi in favore dell’Organismo di Vigilanza, etc.), altre, invece, possono esistere indipendentemente dai requisiti 231 (procedure, sistema disciplinare, internal auditing, etc.).
È preferibile che il Modello sia documentato e formalmente adottato dalla società o ente, nonché concretamente in esercizio (assicurando ad esempio l’effettiva operatività di una procedura), verificato ed aggiornato periodicamente.
Il modello organizzativo ha l’effetto di:
Il programma di conformità ai requisiti di cui al D.Lgs. 231/2001, e la relativa adozione ed efficace attuazione di un Modello di organizzazione, gestione e controllo con funzioni di prevenzione e contrasto all’interno dell’ente nei confronti dei reati sanzionati dalla 231, non è obbligatorio.
Esso rappresenta, però, uno strumento difensivo in più, nell’ipotesi di contestazione di un reato: gli enti che hanno intrapreso il programma di conformità alla 231 possono, infatti, invocare la propria diligenza organizzativa per richiedere l’esclusione o la limitazione della propria responsabilità derivante da uno dei reati sanzionati dalla 231.
Va peraltro segnalato che, sebbene non obbligatorio, il modello 231 lo diventa di fatto ogni volta che lo si impone quale requisito necessario per poter accreditarsi presso una Pubblica Amministrazione. E’ questo il caso del decreto n. 5808 dell'8 giugno 2010, con cui la Regione Lombardia, in attuazione della Dgr n. VIII/10882 del 23 dicembre 2009, ha previsto che gli enti di formazione, per poter iscriversi all’albo regionale degli operatori pubblici e privati per i servizi di istruzione e formazione professionale e per i servizi al lavoro, sono tenuti ad adeguarsi entro il 31 marzo 2011 ai requisiti del D.Lgs 231/01
Adottando il modello organizzativo ex 231/2001, la società otterrà:
Dopo una lunga serie di pronunciamenti tutti sfavorevoli alle aziende chiamate in sede penale a rispondere dei reati sanzionati dalla 231, alla fine del 2009 è stata prosciolta la nota e molto importante società Impregilo, grazie alla riconosciuta adeguatezza del suo Modello 231.
Questo primo precedente ha, perlomeno, iniziato a diradare l’incertezza, se non addirittura per certi aspetti, lo scetticismo generale che inevitabilmente si stava sempre più diffondendo e rafforzando sulla possibilità di ottenere realmente il beneficio fondamentale derivante dall’adozione ed efficace attuazione dei Modelli 231 previsto dallo stesso Decreto Legislativo 231/2001: l’esimente a favore della società, pur in presenza e occorrenza di uno o più reati presupposto della responsabilità amministrativa delle società ex D.Lgs. 231/2001.
I costi dei programmi di conformità ai requisiti discendenti dal D.Lgs. 231/2001 variano in funzione della complessità dell’azienda, del suo profilo di rischio, della preesistenza di un sistema di controllo interno, della configurazione stessa dei Modelli 231, etc.
Non è, pertanto, possibile quantificare un costo complessivo valevole per la generalità delle aziende: si può andare, infatti, dalle poche migliaia fino alle centinaia di migliaia di euro.
Le professionalità, conoscenze e competenze necessarie per intraprendere un adeguato programma di conformità ai requisiti discendenti dal D.Lgs. 231/2001 sono differenti e, in certi casi, connesse a specifiche esigenze.
L’analisi e la valutazione dei rischi-reato sanzionati dalla 231 lungo i processi operativi aziendali, l’identificazione, la valutazione, la verifica e il miglioramento dei controlli interni a presidio di tali rischi, costituiscono le basi di un qualsiasi programma di conformità ai requisiti discendenti dal D.Lgs. 231/2001.
Solitamente, su queste attività devono confrontarsi:
L’introduzione dei reati ambientali all’interno del catalogo dei reati presupposto, rende necessaria, per la redazione e l’operatività di un idoneo strumento preventivo, l’assistenza di competenze multidisciplinari (con una visione “sistemica” imprenditoriale) nonché di esperti del settore ambientale.
Ambiente Legale opera da anni nel settore della consulenza aziendale, prevalentemente sotto il profilo del diritto ambientale, ed ha a disposizione un team di consulenti (interni ed esterni) in grado di soddisfare tutte le esigenze organizzative, giuridiche e amministrative necessarie per assistere efficacemente l’Azienda nella costruzione e nel funzionamento del “Modello 231”.
Inoltre, grazie al rapporto sinergico con il suo principale partner (lo Studio Legale Carissimi), Ambiente Legale è in grado di fornire altresì tutta l’assistenza legale necessaria in sede giudiziale e stragiudiziale.
Il trasporto dei rifiuti in ADR. La norma e gli obblighi per le aziende.
Milano - 20/03/2012
Il trasporto trasfrontaliero dei rifiuti
Milano - 21/03/2012
La gestione dei rifiuti nel Governo Monti. Tutte le novità della normativa ambientale 2011/2012
Milano - 09/05/2012
La gestione dei rifiuti nel Governo Monti. Tutte le novità della normativa ambientale 2011/2012
Bologna - 10/05/2012






